Il vecio marin: la foca monaca fra laguna e Istria

di macri puricelli
ll vecio marin, così i veneziani della Serenissima chiamavano le foche, tornerà in laguna anche quest’anno? Chissà. Noi lo aspettiamo ricordando le numerose apparizioni dell’estate 2013.

Aveva fatto capolino vicino a Poveglia in un tratto particolarmente limpido: lui era lì, con quella testina rotonda, gli occhi sbalorditi e il corpo di colore grigio-beige. Vicino al canale naturale Perarolo profondo 5 metri e non lontano da un’isola abbandonata.

Un altro esemplare, forse un maschio adulto, era stato visto da un surfista davanti alla spiaggia di Bibione. Nuotava veloce in direzione di Venezia e l’incontro è stato così ravvicinato che il surfista ha potuto fornire agli esperti una descrizione esatta.

Dieci avvistamenti senza foto. Fino alla prova di agosto raccolta da una coppia di Campodarsego in vacanza all’Isola Verde a Chioggia. Un breve filmato che aveva cancellato ogni dubbio: la foca stava passeggiando serena in laguna.

C’è un grosso interesse nella comunità scientifica per questa foca veneziana. Non solo per il numero di avvistamenti in pochi giorni, ma anche perché nell’intero Mediterraneo occidentale di foche monache ce ne saranno in tutto circa 450.

La foca monaca in una stampa antica
La foca monaca in una stampa antica

Nonostante i continui avvistamenti anche nell’alto Adriatico (il gruppo Foca monaca Croazia della biologa di Zagabria, Jasna Antolovic, tra il 2004 e il 2010 ne ha contati 48)secondo alcuni la specie è considerata a rischio di estinzione.

Non la pensa così Emanuele Coppola (ospite del Fle martedì 10 giugno) che da anni la rincorre fra Adriatico e Tirreno e che ha raccolto innumerevoli immagini e testimonianze della sua presenza sulle coste italiane e croate.

Cacciata per secoli per via della sua necessaria smania di pesce, attività antagonista dell’umano, la Monaca ha condiviso la triste sorte del Cormorano (tornato alla grande) e della Lontra (primi avvistamenti recenti in Friuli).

C’è un legame storico che unice i veneziani alla foca monaca. Gli esemplari che venivano catturati sulla sponda orientale dell’Adriatico, spesso venivano portati a Venezia e qui addomesticati ed esposti al pubblico. Qualche volta partivano anche in tournée spingendosi fino in Francia e Germania.

Fu così che un giorno di fine ottobre del 1778 giunse a Strasburgo un gruppo di veneziani con foca. Furono loro ad assicurare Johann Hermann, sconosciuto scienziato alsaziano, che si trattava di un “vitello di mare” e quindi di una Phocavitulina ovvero la Foca comune del nord.

Ma Hermann conosceva bene quelle foche nordiche e si accorse che i veneziani avevano catturato, proprio a Cherso, un animale sconosciuto. Lo scienziato pubblicò la descrizione della specie nel 1779 e, ispirato dal colore del mantello bruno scuro, decise di chiamarla Münchs-Robbe – Phoca monachus.

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